Nel territorio padovano la pandemia ha raccontato in modo chiaro quanto fragile sia la popolazione anziana, soprattutto quella formata dagli ultraottantenni. Secondo una indagine del sindacato dei pensionati della Cgil il trend non lascia spazio a grandi interpretazioni: la popolazione invecchia sempre più, facendo emergere in modo inequivocabile i bisogni degli anziani. Di contro, il numero dei nuovi nati è in continua diminuzione, e questo fa capire che servono sempre più interventi concreti per la famiglia.
“Per favorire politiche genitoriali, visti i dati sulla denatalità e sull’invecchiamento della popolazione si devono trovare le risorse necessarie per serie politiche demografiche – spiega Renato Bressan della segreteria dello Spi regionale – esistono molte possibilità di intervento e perciò spingiamo da sempre perché si realizzino economie di scala come ad esempio i servizi associati, le fusioni tra comuni che favorirebbero minori spese per la macchina amministrativa e maggiori risorse per le politiche sociali e, non per ultimo, il recupero dei tributi non pagati attraverso i patti anti evasione”.
“Con questi soldi – aggiunge Alessandro Chiavelli segretario generale dello Spi-Cgil di Padova – si potrebbero aiutare le persone anziane nelle loro esigenze sanitarie e socio sanitarie. Soprattutto i nostri grandi anziani che, colpiti spesso da patologie croniche, si ritrovano a dover sopportare costi a volte proibitivi legati alle rette delle strutture residenziali, nelle quali devono essere ospitati per una sopravvenuta non autosufficienza”.
Secondo l’analisi dello Spi Cgil, anche nel Padovano la popolazione è in continua diminuzione. Nell’anno del Covid si sono persi circa 4.180 abitanti da gennaio e dicembre, passando 933.700 a 929.520 residenti. Emblematico, invece, il trend di invecchiamento. I nuovi nati nel 2020 sono 6.007, il 30% in meno rispetto al 2012, quando erano stati 8.582. Il numero degli ultraottantenni, invece, si impenna del 21%, dai poco più di 53.000 mila del 2012 ai quasi 68.000 mila dell’anno appena trascorso. Da qui, appunto, il bisogno di trovare risorse da investire nel doppio binario delle politiche genitoriali da una parte e di quelle socio-sanitarie dall’altra. “Assieme alle altre organizzazioni sindacali – commenta a tal proposito Ivana Fogo della segreteria dello Spi di Padova – nella piattaforma inviata a tutti i comuni padovani, tra i tanti temi, abbiamo inserito anche il tema del recupero delle risorse fiscali. È proprio in questo difficilissimo periodo di pandemia che dobbiamo guardare con attenzione a tali soluzioni. Mai come oggi è necessario recuperare risorse per il welfare di emergenza. Con questi strumenti si potrebbero davvero favorire politiche sociali in grado di farci uscire dalla crisi senza eccessivi contraccolpi. Attualmente la provincia comprende 102 comuni totali di cui 22 hanno meno di 3.000 abitanti e ben 55 tra i 3.000 e i 10.000 abitanti. Le aggregazioni sono non solo possibili ma anche auspicabili”.
La prima fusione nel Padovano risale al 1995 quando Carrara San Giorgio e Carrara Santo Stefano si sono fusi nel comune di Due Carrare. Nel 2018 si sono invece uniti Megliadino San Fidenzio, Saletto e Santa Margherita d’Adige, divenuti comune di Borgo Veneto.
